Mostra dell’Artigianato 2012

Ogni anno a Firenze, durante la primavera, la Fortezza da Basso ospita la Mostra Internazionale Dell’Artigianato, dove quest’ultimo si dirama in nuovi ed originali percorsi artistici, dando vita ad un mix sorprendente fra i perduti mestieri delle piccole botteghe fiorentine e creazioni innovative. Tutto ebbe inizio nel 1931, quando gli antichi artigiani iniziarono a sentire la necessità di esporre i propri manufatti ad un pubblico più vasto. Dopo la fine della guerra la Mostra ampliò i propri orizzonti oltre i confini nazionali, aprendo le porte al mercato mondiale e trasformandosi così nel fulcro dell’artigianato di qualità. Al giorno d’oggi l’esposizione si articola in più aree, fra cui quella di maggiore interesse (a nostro avviso) rimane il Padiglione Spadolini. A piano terra è esposto l’artigianato italiano ed enogastronomico, seguendo un percorso armonico fra le varie regioni italiane, mentre a quello inferiore si possono scovare veri e propri tesori rovistando fra gli innumerevoli stand provenienti da ogni parte del mondo.

In una giornata dalle temperature quasi estive, potevamo forse perderci un’occasione del genere per fare shopping?

Ecco qualche foto per mostrarvi l’atmosfera che si respirava e gli outfit che abbiamo scelto per goderci questa giornata! Se siete a Firenze avete ancora tempo fino alla sera del 29 Aprile per farci un salto!

Costanza was wearing: Jeans: Zara // Sweater: Zara // Shoes: Converse All Star // Bag: Marc by Marc Jacobs // Sunglasses: Ray Ban // Necklace: Tiffany&Co. // Watch: Swatch

Francesca was wearing: Jeans: Zara // T-shirt: Mango // Jacket: Zara // Bag: Prada // Flats: Ferragamo // Sunglasses: Prada // Watch: Swatch // Jewels: somewhere.

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Francesca e Costanza

Soft lighting and little black dress.

Sono sempre stata particolarmente attratta dalle luci soffuse e dalle fotografie in bianco e nero. Racchiudono qualcosa di unico, hanno quel tocco in più che rende l’effetto molto più suggestivo e il mistero del colore nascosto gioca sicuramente la sua parte. Anche se non è certo il caso di queste foto, in cui il bianco e il nero sarebbero comunque stati i colori predominanti. L’outfit è davvero molto semplice: un vestitino nero, arricchito soltanto dalla lavorazione all’uncinetto sulla schiena. Vestiti architettonici o dai colori accattivanti possono attirare molti sguardi al nostro passaggio o farci sentire sulla cresta dell’onda per un giorno o due, ma la moda passa, si sa, ed è solo quando si dispone di pezzi basici come il famoso-fino-alla-nausea “little black dress” che abbiamo qualche chance di uscirne senza tramontare come un trend di stagione. La semplicità è la base della creatività e dell’originalità. Un tubino nero o una camicia bianca possono essere reinterpretati in QUALSIASI chiave, giocando con gli accessori o con gli altri elementi che compongono la nostra mise, stravolgendo la propria mediocrità e trasformandosi in qualcosa di unico. Via via cercherò di mostrarvi qualche idea da cui prendere spunto per reinterpretare questi grandi classici a seconda del vostro gusto personale e delle occasioni, nel frattempo vi lascio con queste foto in cui il la macchia nera del vestitino è spezzata soltanto da qualche tocco di luce dato dal bracciale e dalla decorazione dei sandali. Insomma il massimo della semplicità, che però fa comunque il suo effetto.

Dress and bracelet: somewhere in Forte dei Marmi // Shoes: Zara

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Francesca

Baiser à Paris.

A circa un secolo dalla sua nascita, mi sembrava interessante ricordare uno dei più grandi maestri della fotografia, che insieme a nomi come Henry Cartier- Bresson, Robert Capa, Steve McCurry, Elliott Erwitt ed altri hanno scritto la storia della fotografia: Robert Doisneau.

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Proprio in questi stessi giorni, circa 100 anni fa, in una piccola cittadina francese nasceva Robert Doisneau, un uomo destinato ad essere il più famoso rappresentante della cosiddetta “fotografia umanista”, ovvero quella particolare sensibilità fotografica che pone al centro dell’attenzione di colui che osserva la condizione disagiata dell’uomo. Diplomatosi come litografo, cominciò una sua prima attività fotografica all’età di 16 anni, andando in giro per le strade della sua amata Parigi in cerca di scatti interessanti e curiosi:  nella sua città che sempre lo ispirava Doisneau coglieva la quotidianità e la semplicità della vita dei parigini, in particolare quella spontanea e creativa dei bambini, in ogni loro gesto. Essenziali,  improvvisati ma pur sempre ricchi di una carica espressiva straordinaria, i suoi scatti raccontano la realtà cosi com’è, senza artifici. Come lui stesso affermò, la curiosità era ciò che lo guidava poiché “un fotografo deve essere animato dal solo bisogno di registrare ciò che lo circonda, non aspira a ottenere risultati economici e non si pone i limiti di tempo che una produzione professionale comporta”. Solo alla fine degli anni ’30 con i primi incarichi ufficiali, divenne un fotografo professionista indipendente per l’agenzia Rapho, dove lavorò fino alla sua morte, tranne una piccola interruzione negli anni della guerra. Al caloroso invito del collega Henry Cartier-Bresson ad unirsi a lui nella grande famiglia dell’agenzia Magnum Photos, Robert rispose: “Non voglio fotografare la vita così com’è, ma la vita come vorrei che fosse”. Considerato insieme a quest’ultimo uno dei (primi) fotografi ad aver contribuito maggiormente allo sviluppo del fotogiornalismo, fu chiamato agli inizi degli anni ’50 a collaborare con numerose riviste di moda, tra cui Vogue e Life, poiché si riteneva che potesse dare un tocco nuovo agli scatti in studio. Gli editori del tempo però non avevano capito che la fotografia di Doisneau era quella di strada. E sta in questo l’aspetto  nuovo ed innovativo per il tempo: Doisneau riusciva a guardare un banale gesto, una stretta di mano, un incontro, piuttosto che un bacio tra due innamorati, da una prospettiva interiore e profonda che riusciva a cogliere ciò che agli occhi dei più è  invisibile. Con i suoi scatti rendeva perfettamente visibile la  forza dirompente dei sentimenti  e carica espressiva della vita stessa.

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Degli anni ’50 sono le sue più celebri fotografie, “Baiser blottot”, “La dent”,”Les Frères”,  tra cui quella che è ancora oggi è un simbolo indiscusso dell’amore,  “Le Baiser de l’hôtel de ville”. Ricco di intrigo e mistero sull’identità della coppia fino al 1992,  questo scatto del 1950, ritrae due giovani (poi fu scoperto che erano due aspiranti attori) stretti in un bacio davanti all’Hotel De Ville a Parigi, immersi nella quotidiana e affollata strada parigina. La libertà e l’attrazione che i gesti dei corpi lasciano intravedere, tra la camminata distratta e al contempo curiosa dei passanti, rendono questo bacio una sorta di manifesto e di desiderio nei pensieri e nei sogni di ogni innamoramento. L’abbraccio forte, tenero e protettivo di lui sulla spalla di lei si concretizza nel primo piano della dita aperte e illuminate, che conducono l’attenzione di chi guarda sul volto di lei, che si lascia avvolgere in questa armonia dei sensi. Il contrasto infine delle luci e delle ombre, accentuato dalla sfondo sfocato, ci cattura e ci immerge nell’amore dei due amanti.

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Costanza

A partire dall’alto:

-“La Dent” (1956)

-“Les petits enfants au lait” (1932)

-“Les Freres” (1934)

-“Les tabliers de la Rue de Rivoli” (1978)

-“Baiser blottot” (1950)

-“Le Baiser de l’hotel de Ville” (1950)

MegaMix 1.

In questi giorni Firenze è praticamente inondata dalla pioggia e realizzare nuove foto, magari di quelle che incarnino il puro spirito dell’allegria e spensieratezza primaverile, risulta un pò problematico. Quindi ho deciso di proporvi un mix di foto direttamente dal mio precedente blog “Good Gone Girl”, per mostrarvi alcuni dei miei “must”, ossia abbinamenti che,identici o con qualche variante, mi piace indossare anche con il passare degli anni perché presentano molte delle caratteristiche che amo di più e che determinano il mio stile di fondo, come le camicie leggere che cadono in modo molto morbido e soprattutto le giacche, mio grande amore. Si tratta di outfit adatti alla stagione ed alcuni anche al pessimo clima che ci sta affliggendo in questi giorni; il cappottino color cammello e gli stivali marroni alti fino al ginocchio li indossavo giusto ieri..inutile descrivere le pessime condizioni in cui sono tornati a casa a fine giornata!

Sono meteoropatica e spero che il sole e il caldo torrido non tardino ulteriormente ad arrivare, il prossimo mix sarà tutto di outfit estivi!

 Shirt: H&M

Bag; Louis Vuitton, Speedy 30 // Boots: Antica Cuoieria // Jeans: Zara // Shirt: Zara // Belt: Brandy Melville // Watch: Pierre Cardin

Jacket: Zara // Jeans: Zara // Flats: Otisopse // Bag: Louis Vuitton // Shirt: shop in viareggio

Shirt: Zara // Jacket: H&M // Flats: Antica Cuoieria // Sunglasses: Persol // Bag: Gianfranco Lotti

Bag: Louis Vuitton // Blazer: Zara // Shirt: Zara // Sunglasses: Persol // Flats: Mingo Portofino

Blazer, Jeans, Flats: Zara // T-shirt: Carolina Andreani // Backpack: Chanel (vintage)

Jeans and Shirt: Zara // Belt: Gianfranco Ferrè // Shoes: Mingo Portofino // Backpack: Louis Vuitton

Coat, Shirt, Jeans: Zara // Flats: Otisopse // Backpack: Chanel (vintage) // Scarf: Alexander McQueen

Shirt and Belt: Zara // Boots: Gabrielli in FdM // Top: Intimissimi // Bag: somewhere in FdM

 Shirt: Zara

Shirt: Zara // Boots: Gabrielli in FdM // Golf: Massimo Rebecchi

Rolling Stones T-Shirt: Zara Man // Jeans: Zara

Blazer and Shirt: Zara // Bag: Gianfranco Lotti // Jeans: H&M

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Francesca

Black ‘n’ Denim

Semplice e comoda, adattabile ad ogni situazione, che sia una gita fuori porta con gli amici o uno speciale cocktail party, la giacca di Jeans non ti delude mai. E’ uno dei pochi capi d’abbigliamento che risulta essere un evergreen indiscusso di generazione in generazione -basti pensare alle vecchie e consumate giacche di Jeans Levi’s degli anni ’80, ormai quasi introvabili anche nei negozietti vintage -. La puoi abbinare con qualsiasi cosa e il risultato è sempre ottimo: con un semplice paio di shorts colorati, per una mise più elegante o al posto di una giacca classica ( anch’essa sempre un must, che non può mai mancare). Spesso viene comprata, consumata e poi lasciata in un angolo buio dell’armadio per anni, come del resto ho fatto anche io, fino a che, riscoperta per caso, può essere modificata come più desideri: con spille, scritte, toppe, glitter, strass, pailettes, bottoni particolari e chi ne ha più ne metta, che la rendono un capo particolare, assolutamente personale e diverso da qualsiasi altra giacca di Jeans.

   Un capo che ti salva in ogni occasione!!

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…Non sai cosa metterti? Una giacca di Jeans!

Costanza

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            Velvet Black Dress: Mango  //  Denim Jacket: Miss Sixty  //   Pumps: Zara  //

Double Cross Ring: Forever21    //  Bracelet: Fendi  //    Scarf: Zara  //   Purple Hat: Zara

Ramble On.

Questa t-shirt che sembra sopravvissuta ad una sparatoria vi fa tornare in mente qualcosa? Esatto, la collezione primavera/estate di Balmain del 2011. Se vi state chiedendo se sia la maglietta originale non posso che sentirmi lusingata, vorrebbe dire che ho fatto un bel lavoro! Amo lo stile rock di Balmain, i suoi pantaloni dal taglio perfetto e soprattutto le sue giacche, che restano ineguagliabili per qualsiasi altra casa di moda, e amo sognare ad occhi aperti davanti a tali inarrivabili oggetti del desiderio per ore ed ore, immedesimandomi nella forte donna Balmain. Così quando ho pensato di essere riuscita ad individuare un capo della collezione che sicuramente sarebbe stato di gran lunga più economico degli altri mi sono catapultata da LuisaviaRoma, con la voglia di fare mio “un pezzetto del sogno” ed in testa solo una domanda retorica “Tanto, quanto mai costerà una semplice maglietta con due buchi?!

1000euro. Ecco quanto poteva costare una maglietta se solo portava un certo nome sull’etichetta. Inutile dire che durante quei tre secondi in cui i miei occhi hanno sostenuto il contatto visivo con il cartellino lo sconforto ha preso il sopravvento su di me. Fortunatamente i due secondi successivi sono rinsavita e ha prevalso il pensiero che un capo d’abbigliamento del genere avrebbe potuto crearlo anche un bambino di quattro anni, e di conseguenza anch’io.

E quindi eccomi qui con la mia maglietta di Zara personalizzata in puro stile Balmain, con una spesa di sì e no 10euro e meno di 8minuti di tempo impiegato per la manodopera. Lo so, come creazione è una banalità che non necessita neanche di spiegazione, ma mi fa sentire soddisfatta. E furba. Lasciatemi crogiolare nelle mie convinzioni.

Hat: ZARA // T-shirt: ZARA, custumized by myself // Skirt: H&M // Boots: ASH // Scarf: Alexander McQueen // Brecelets: Tiffany&Co. // Double ring: Forever21

PS: prima di questo io avevo un altro blog “GOOD GONE GIRL”, quindi se mi seguivate e volete continuare a farlo, seguite JOIN THE VOGUE!:)

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Francesca

Let’s get it started.

Non studiamo moda o storia del costume.
Non siamo giornaliste, né tantomeno guru di moda.
Non siamo (ancora) chissà quali blogger esuberanti e affermate.
Siamo solo due ventenni con una smisurata passione per quest’arte e vogliamo mostrarla attraverso i nostri occhi, cercando di creare qualcosa di nuovo!
Vogliamo riscoprire il senso originario che, secondo noi, dovrebbe costituire il fondamento di un blog di moda, ossia quello di non essere una sterile “vetrina”, portavoce di una moda proposta anche dalle patinate pagine di una rivista, ma di interpretare le tendenze e il nostro concetto di stile, calati nell’ambito della vita reale. Speriamo così di riuscire a offrire uno strumento da cui trarre spunti concreti e ispirazioni!
La parte più ambiziosa del nostro “progetto” sarebbe quella di non limitarci solo a postare outfits ma di riuscire anche a cogliere “il senso del bello” spaziando fra diversi ambiti che riguardano l’arte e la creatività.
…speriamo venga fuori qualcosa di buono! :)

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Questa settimana il primo vero e proprio post!

                                                                                                      Costanza e Francesca